NUOVE FRONTIERE DEL TURISMO: LO SPAZIO

di Pierluigi Polignano

Le 7.52 anti meridiane del 20 Maggio del 1927 e le 6.47 am del 21 giugno del 2004; Charles Lindbergh e Mike Melvill, Parigi - New York, Los Angeles - quota 100km(1) (una quota suborbitale, vicina a LEO, l'orbita bassa della terra). Date storiche che hanno molto in comune e che ricorderemo a lungo.

Ripercorrendo i passi compiuti da Raymond Orteig, Peter Diamandis, ingegnere, scienziato e uomo d'affari, nel 1996 a St. Louis, lancia una insolita gara, X - Prize, (letteralmente Premio X); 25 aziende impegnate a schiudere le porte dello spazio al grande pubblico. 

Nel 1968 Stanley Kubrick attraverso i suoi protagonisti, Sir Arthur C. Clarke e Hal 9000 (il computer pilota), nel film "2001: Odissea nello spazio", prevedeva un futuro in cui l'uomo viaggiava intorno alla terra e nello spazio, grazie a veicoli altamente tecnologici. Il successo della pellicola fece ottenere alla Pan Am, che occupava inverosimilmente il posto della NASA (National Aeronautics and Space Administration) 93.000 prenotazioni: il futuro era alle porte.

Sono passati circa 40 anni e lo spazio appare quanto mai vicino, grazie soprattutto ai privati, i quali hanno dimostrato che non sono necessarie grandi cifre per poter andare in orbita, ma solo passione e buona volontà.

Un aspetto poco conosciuto in tale contesto, spesso sottovalutato, ma di grande interesse, è il turismo(6) che, con il passare degli anni, sembra essere il vero risolutore di tutti i "mali". Oggi, infatti, il "prodotto turistico spazio" si presenta distinto (facilmente riconoscibile) e ben diversificato al suo interno. È possibile scegliere fra varie attività come quelle definite "terrestri" (visione di un lancio Shuttle e Soyuz, la Centrifuga, la Neutral Buoyancy, Simulazione di un lancio Soyuz), i voli a gravità zero, i voli sui jet militari, i voli suborbitali (oggi in fase di test(2)) ed i voli orbitali, fino ad oggi esclusiva assoluta di Dennis Tito e Mark Shuttleworth. 

Approfondendo il discorso in questo senso, è utile dire subito che nell'ultima decade sono state condotte diverse ricerche di marketing dalle quali si evince una diffusa volontà di sperimentare questa nuova forma di turismo, in grado di stimolare la fantasia. La prima di esse è stata realizzata in Giappone durante l'estate del 1993, con la collaborazione dei laboratori aerospaziali nazionali giapponesi (NASDA) e dell'università di Tokyo. A tale studio è seguita una serie d'indagini, successivamente chiamate "studi standardizzati", che hanno utilizzato lo stesso metodo d'analisi affinché si potessero confrontare i dati a livello mondiale. I paesi coinvolti insieme al Giappone, quindi Germania, U.S.A. e Canada ed infine Gran Bretagna, oltre ad evidenziare caratteristiche culturali differenti e determinanti ai fini della ricerca, presentavano alti tassi di crescita e d'occupazione, una moneta forte sui mercati internazionali, un reddito pro-capite alto ed una diffusa disponibilità ed inclinazione al fenomeno turismo. Le inchieste svolte sono tutte di tipo quantitativo, effettuate tramite intervista nei principali centri urbani; i questionari presentavano domande a risposta multipla di facile comprensione (per agevolare gli interlocutori). Il campione è stato costruito con il metodo casuale stratificato, quindi preventivamente suddiviso in base all'età ed al gruppo socio-economico d'appartenenza.

I dati raccolti evidenziano il grande entusiasmo dei giapponesi (70%), degli americani e canadesi (61%) e dai britannici (58%); sempre dagli stessi si nota una particolare inclinazione da parte di quei soggetti appartenenti alle classi più giovani, le cui percentuali superano abbondantemente il 60%. 

Secondo Abitzsch, che nel 1994 ha condotto la ricerca di mercato in Germania, anche se i dati in linea generale seguono il trend mondiale, "l'avversità" tedesca è rintracciabile soprattutto nello stile di vita, conservatore e poco propenso alle novità. Inoltre lo stesso autore crede che i dati derivanti dall'indagine condotta in Germania siano indicativi e rappresentativi per tutta l'Europa continentale. 

Continuando ad analizzare i dati raccolti da Collins, Stockmans e Maita nel loro studio "Demand for Space Tourism in America and Japan, and its Implications for Future Space Activities"(7), balza subito agli occhi un dato impressionante: se il prezzo del biglietto per appena due giorni costasse meno di 10.000 $, sarebbero pronti a partire 500 mila turisti statunitensi. Ancora, la NASA prevede che il fatturato dell'intero settore, fra appena cinque anni, sarà di circa 16 miliardi di euro.

Su quest'ultimi dati pesano anche le significative differenze culturali dei consumatori. I giapponesi, contrariamente agli occidentali, tendono a risparmiare e ad investire di più, spendono grandi cifre in cose che sono particolarmente care e radicate nella cultura d'appartenenza come ad esempio la formazione, i viaggi all'estero e le nozze.

Sempre i nipponici(3), a differenza degli americani e degli europei, hanno una distribuzione del reddito generalizzata ed uniforme, quindi è presumibile che il turismo spaziale, nei primi stadi, toccherà l'isola asiatica solo in maniera latente, per diffondersi su larga scala nella fase matura.

Comparando le indagini sopra descritte con gli sviluppi commerciali turistici avvenuti in passato, si sono individuate diverse fasi, relativamente ai voli orbitali.

La prima, quella pionieristica, coinvolgerebbe i cosiddetti nababbi, con spiccate attitudini al turismo d'avventura ed interessati all'esplorazione della cosiddetta ultima frontiera. Le condizioni a bordo si presumono non comodissime ed il prezzo del biglietto, comprensivo di sei giorni a terra per l'espletamento delle formalità burocratiche e fisiche, si aggirerebbe fra i 100.000 ed 1 milione di dollari. Nella fase di sviluppo il prezzo sarà ancora troppo elevato, infatti potrebbe variare da 10.000 a 100.000 dollari. Sarà considerato un viaggio per pochi e status symbol della nuova era. Determinanti saranno la qualità del servizio, l'intrattenimento, la comodità ed il cibo non più liofilizzato.

A seguire ci sarà la fase matura, il prezzo del biglietto cadrà vorticosamente (sarà compreso fra 2.000 e 10.000 dollari) e una gran percentuale della popolazione mondiale potrà finalmente vivere questa esperienza.

Chiaramente queste fasi sono state descritte ed ipotizzate tenendo conto che il viaggio si esaurirà in un arco temporale di 24 ore; si presume che in questa fase la concorrenza sarà agguerrita e il turismo spaziale si presenterà molto più diversificato di quanto lo è oggi.

All'interno di questa fase si possono anche individuare viaggi, non più simili ad escursioni, ma che si articoleranno in più giorni; è questa l'idea della Shimizu Corporation, società di Tokyo specializzata in architetture estreme, che conta di costruire nell'arco di 20 anni un hotel orbitante da 200 posti e da 60.000 euro a week-end. 

Lo Shimizu space hotel

L'hotel orbiterà a 450 km sulla superficie della terra, sarà fornito di 64 stanze "super lusso" e di gravità artificiale, ottenuta tramite moto rotatorio.

Poi sarà la volta dei lunar hotel e degli hotel planetari i quali si affermeranno solo quando il mercato sarà davvero maturo e quando le tecnologie a disposizione lo permetteranno, presumibilmente intorno al 2030, afferma(8) Patrick Collins(5) (SpaceFuture), uno dei maggiori esperti del settore a livello mondiale.

Nonostante il mercato mondiale abbia risposto in maniera entusiasta è necessario continuare a portare avanti politiche di sensibilizzazione relative al tema in questione, come ad esempio parchi a tema, musei, videogame, film, reportage, trasmissioni televisive, documentari storici, virtual tour, settimane d'addestramento al volo spaziale, simulatori di volo o d'attività, convegni, congressi, lezioni scolastiche ed universitarie. Queste ultime già attuate presso la George Washington University, situata a Washington D.C. 

Il progetto della Wat&G

Diversi progetti sono stati presentati e discussi in varie sedi, come quello della Wat&G, studio d'architettura americano che ha pensato di sfruttare a questo scopo una decina di serbatoi principali dello Shuttle, gli enormi cilindri che attualmente finiscono inceneriti al rientro nell'atmosfera. 

Altri hanno indicato la ISS come possibile apripista degli alberghi orbitali. ISS ha già accolto a bordo gli unici due astroturisti a livello mondiale; infatti vi è anche la possibilità d'agganciare un modulo apposito per turisti facoltosissimi. La NASA ha accarezzato l'idea.

L'architetta Favatà, presso l'Università degli Studi di Firenze, ha presentato un progetto che prevede moduli gonfiabili ed agganciabili alla ISS o ad altre piattaforme geostazionarie(4). L'italiana prevede quattro livelli, di cui tre abitativi ed uno dedicato al reparto macchine, per 12 persone (numero perfetto per una vita sociale espressiva).

Nei diversi moduli che rappresentano simbolicamente la terra, la luna e marte, è possibile svolgere diverse attività sociali con diversi livelli di gravità, inoltre sempre in tale progetto sono presenti un ristorante, una discoteca, una zona multimediale dove sarà possibile essere più "vicini alla terra", un'area medica con personale specializzato.

Patrick Collins sottolinea l'analogia fra gli hotel orbitali, che nella fase matura del turismo spaziale la faranno da padrone, e le navi da crociera. Collins ritiene che i servizi oggi disponibili su dette navi saranno fruibili anche sugli hotel orbitali(9).

Queste, per lussi e capienza, sono soltanto modeste pensioni orbitanti, se paragonate ai progetti della Shimizu o della Hilton Hotel, una delle più grandi e lussuose catene alberghiere internazionali. 

La Shimizu prevede la costruzione di un gigantesco albergo orbitante, ma si è spinta anche oltre, prevedendo di costruire laboratori ed alberghi sulla Luna, utilizzando cemento prodotto con materie prime locali. Della stessa idea sono anche la Nishimatsu e la Obayashi, aziende anch'esse giapponesi che hanno già investito cifre - è proprio il caso di dirlo - astronomiche.

La Nishimatsu Construction Corporation vorrebbe un mega resort a forma di tre trasparenti conchiglie giganti: Escargot City, la città lumaca. La Obayashi, invece, vorrebbe porre il suo marchio su una fattoria lunare autosufficiente, capace di ospitare 10 mila persone, campi, orti e frutteti necessari al sostentamento.

"Goditi un martini e guarda le stelle": ecco lo slogan della Hilton, che in un primo momento previde e pianificò (mediante un dettagliato studio di fattibilità in collaborazione con la Cornell University) un albergo orbitante modulare strutturato su tre livelli adibiti alle macchine, alle stanze (circa 100) ed allo spazio pubblico. Ogni sezione si presentava separata dalle altre e pressurizzata, non erano stati previsti ascensori per minimizzare i consumi ed inoltre una parte importante dell'hotel era stata adibita ai servizi medici.

Tale progetto, qualche anno fa, sotto la spinta dell'architetto britannico Peter Inston, è stato accantonato per far posto al Lunar Hilton Hotel, un complesso lunare che potrebbe inglobare dentro di sé la MgM di Las Vegas, il più grande albergo del mondo.

Un edificio composto da due torri alte 160 m, che accoglierebbe circa 400 persone fra ospiti e personale, oppure, ancora più inverosimile, una struttura alta 325 m, che ospiterebbe circa 5.000 persone, le quali avrebbero anche a disposizione un lago ricavato con l'acqua estratta dalle rocce lunari.

L'assenza di vento e la bassa gravità, circa 1/6 di quella terrestre, favoriscono la costruzione di strutture imponenti con poco materiale, per giunta estratto dal suolo lunare. Il vero problema invece, sembrano essere le temperature estreme (si passa dai 100 gradi centigradi al sole a -150 all'ombra), le radiazioni cosmiche e i micrometeoriti, ecco perché le pareti dei futuri alberghi utilizzeranno particolari vetri che assorbiranno le radiazioni e manterranno costante la temperatura all'interno dell'edificio. 

Troppo ottimismo? Non sembrerebbe, almeno secondo Sean O'Keefe, direttore della NASA, il quale proprio durante una conferenza stampa indetta per "festeggiare" le gesta di Spirit, il rover che ci sta svelando i segreti marziani, ha ribadito che avere la Luna come base per l'esplorazione del sistema solare ha vantaggi enormi per l'intera popolazione mondiale. Dello stesso parere sembra essere anche Paul Van Susante, ingegnere della Colorado School of Mines, che si occupa di costruzioni lunari. Van Susante sostiene, contrariamente alla Hilton, che i primi insediamenti turistici lunari saranno a disposizione solo a partire dal 2050. 

Sulla tempistica legata alla successione delle fasi c'è ancora molta confusione, ma tutti sono concordi sul fatto che il turismo spaziale possa svolgere una funzione sociale importantissima.

La visione onirica della terra potrà cambiare e sensibilizzare le coscienze degli uomini spesso disinteressati ai problemi che affliggono la terra, come l'inquinamento ambientale e le guerre. Psicologi hanno attribuito questa diffusa e "riscoperta" sensibilità al punto di vista insolito, allo "splendore" del nostro pianeta rispetto al buio che circonda per qualche giorno coloro che sono sospesi a circa 400 km d'altezza, alla nostalgia per certi versi legata alla paura che qualcuno ha avvertito. 

Proporzionalmente all'ampliamento del mercato turistico e allo sviluppo di hotel sempre più accoglienti e più confortevoli, vi sarà anche l'incremento di strutture dedite allo svago ed al benessere dei turisti. 

Le facility orbitali miglioreranno in grandezza e sofisticazione, facendosi concorrenza per attrarre i clienti, infatti uno degli aspetti determinanti che si suppone possa diventare molto attrattivo per la clientela, è la creazione di strutture sportive.

A tal proposito diversi progetti sono stati presentati, e fra questi il più curioso sembra essere la zero G swimming pool(10), 10 m di diametro, 8 m di larghezza e 2 m di profondità, il tutto per agevolare anche il gioco di squadra. Una caratteristica subito messa in luce dagli autori è la mancanza di galleggiabilità naturale, anche se è previsto un minimo di forza di gravità generata artificialmente per motivi di sicurezza. Le piscine a gravità zero saranno assemblate mediante moduli standardizzati e per comodità saranno isolate dal resto della struttura. 

L'unico problema riscontrato è il trasporto da terra del componente più importante: l'acqua. Sono necessari infatti 600 m3 ed una massa di circa 600 tonnellate. Il costo da sostenere per la realizzazione di questo impianto sarà all'incirca di 280 milioni di dollari.

Come le piscine, anche le palestre(11) sono state prese in considerazione. Cyclette, tapis roulant, leg extention erano a bordo della Mir e sono tuttora a bordo della ISS, il motivo principale è che i muscoli, principalmente quelli delle gambe, perdono il loro tono a causa dell'assenza di gravità quindi è necessario, come d'altronde sulla terra, fare attività fisica. A tal proposito, si veda anche il progetto MARES (Muscle Atrophy Research & Excercise System), dell'ESA, coordinato dal ricercatore italiano Dr. Paolo Barattini.

Le palestre, come le zero G swimming pool, sono state previste non solo per gli hotel lunari o planetari, ma anche all'interno degli alberghi orbitanti, dai quali riceveranno tutti i servizi necessari. 

La gravità in questo spazio sarà pari a 1 G (come sulla terra), la struttura sarà costruita mediante assemblaggio di lastre d'acciaio "a memoria", noto per caratteristiche tipiche come la grande duttilità e la facilità di trasporto. 20 milioni di dollari, comprensivo di lancio in orbita, il costo dell'operazione.

Orbital Sport Stadium

Il progetto più ambizioso è stato realizzato da Collins in collaborazione con Fukuoka e Nishimura.

Essi hanno disegnato uno stadio(12), utile non solo agli ospiti, ma a tutta la popolazione mondiale, perché con l'avvento di nuove discipline sportive legate all'assenza di gravità (come ad esempio lo zero soccer), il novero delle manifestazioni si amplierà notevolmente.

Tale struttura, costruita con le stesse tecniche utilizzate sia per le piscine, sia per le palestre, sarà lunga 100 m e larga 60; il volume ampio richiede requisiti di sicurezza incrementali rispetto al resto delle altre strutture progettate, infatti l'intero stadio sarà completamente isolato al suo interno da enormi cuscinetti d'aria che andranno a preservare l'intera struttura nel caso in cui si verificassero incidenti, come ad esempio errori di manovra di veicoli.

Supponendo un costo di lancio relativamente basso, pari a 200 $ al kg (costo ottimistico visto che le cifre attuali si aggirano intorno ai 20.000 $/kg e ci vogliono diversi cicli industriali) e tenendo presente che l'orbital sport stadium considerato avrà un'area di 19.000 m2 circa ed un volume di 230.000 m3, la spesa da sostenere per il lancio dei moduli assemblabili si aggirerà intorno ai 300 milioni di dollari, ai quali è necessario aggiungere, in assenza di dati certi, una somma di egual valore per il montaggio.

I costi di manutenzione ordinaria, pari al 3% del costo iniziale d'assemblaggio (9 milioni di $), i costi del personale addetto (40 persone) di circa 100.000 $ pro-capite all'anno (reddito lordo), sistemazione e trasporto degli stessi (1.000.000 di $), devono essere aggiunti ai 600 milioni di $ iniziali; il break-event point annuale si aggirerà intorno ai 165 milioni di $ l'anno (circa 450.000 $ al giorno), la metà del giro d'affari del Super Bowl, il più grande evento sportivo americano che inchioda davanti alla TV mezzo mondo.

Insomma signori, siamo solo all'inizio e questo non può che renderci fieri e felici di queste nuove ed entusiasmanti prospettive, poiché in fondo il turismo spaziale non è poi così lontano!

NOTE EDITORIALI:

(1)  La Low Earth Orbit (LEO per gli amici) è considerata da 320 a 800 kilometri, per quanto alcuni schemi la estendano da 160 a 1600 kilometri. Per non cadere, veicoli in LEO devono correre a 27.000 km/ora. SpaceShipOne ha raggiunto 100 km con una traiettoria parabolica, volando alla velocità massima di mach 3.5 (3720 km/ora, sopra la troposfera). ISS orbita oggi (Luglio 2004) a meno di 360 km, volando a 28.000 km/ora. La ISS necessita di frequenti spinte di correzione di assetto, per non cadere sotto il limite inferiore di LEO. [AA] 

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(2) 

La fase test può essere definita come quel gradino che precede la commercializzazione, in cui viene messo a punto ogni singolo dettaglio, studiato ed analizzato nella fase precedente, quella di ricerca. Per quanto riguarda SpaceShipOne, Burt Rutan ha dichiarato che si tratta di un prototipo, non certificato (e quindi sicuramente non omologabile per il trasporto regolare di passeggeri civili), che non ha i 3-400 milioni di dollari necessari per la certificazione, e che produrrà volentieri le parti per qualche assemblatore certificato, che voglia avviare una produzione industriale. Mettiamo pure che intorno a Scaled Composites ci sia un certo movimento ed entusiasmo, che non manchino investitori interessati e dotati di pragmatismo ed iniziativa, ma non sembra  comunque probabile un flyer suborbitale pronto ad imbarcare passeggeri paganti il prossimo autunno! [AA] 

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(3) 

L'interesse dei Giapponesi per lo spazio e l'astronautica è, non da oggi, molto più avanzato rispetto a quello degli altri terrestri. Si tratta di un interesse molto più concretamente espansionista, ed orientato allo sviluppo eso-industriale, vs. le strategie centrate su scienza ed esplorazione (NASA) e quelle terrocentriche, basate su telecomunicazioni ed osservazione della Terra (ESA). Questo si deve principalmente alle condizioni in cui si è mosso lo sviluppo industriale giapponese, il popolo più "compresso" del pianeta. Un popolo isolano, che vive da tempo una drammatica situazione di scarsità di spazio vitale per la propria (naturale) propensione alla crescita: una "simulazione" della situazione in cui si troverà l'intera civiltà umana tra non molti decenni? [AA] 

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(4) 

I moduli gonfiabili sono tutt'altro che semplici, e non li vedo, almeno in una prima fase, in funzione di soluzioni low- cost. In prospettiva porteranno una notevole riduzione dei costi delle missioni, ma tra adesso ed allora c'e' uno sviluppo tecnologico che in Italia viene completamente sottovalutato, se non ignorato. L'ASI ha dato inizio ad un progetto per agganciare un modulo gonfiabile abitabile alla ISS in 3 anni. Chi ha speso 25 anni in ricerche sui gonfiabili (la Oerlikon Contraves svizzera) ha recentemente abbandonato tale ricerca, giudicandola troppo costosa per le proprie risorse, e non abbastanza compensata dall'ESA. Le aziende chimiche (svizzere) che avevano, 10 o 15 anni fa, creato su commessa i primi materiali chimicamente rigidizzabili per realizzare antenne paraboliche, oggi non esistono più. Quel know-how probabilmente è perso ed andrà reinventato (più o meno come i veicoli lunari), così come la preziosa esperienza statistica di test a terra. Qui invece si pretende di volare addirittura un modulo abitabile in 3 anni! Ritengo molto improbabile che si possano usare gonfiabili nei primi tempi. Si pensi ad esempio che sinora non è volato neanche un fazzoletto di materiale inflatable sulla ISS (cosa che sarebbe possibile ed anche con poca spesa). Più tardi (una volta validate le tecnologie e fatti i necessari test di volo) invece la cosa e' perfettamente ragionevole, anche pensando ad un altro problema molto "pesante", per il volo spaziale in genere: quello della protezione dalle radiazioni cosmiche dure. Con strutture gonfiabili a strati di materiali diversi, usando acqua nelle intercapedini, si può forse ottenere una protezione migliore rispetto a quella garantita dai metalli: l'unico metallo veramente schermante e' infatti il piombo (che scherma proprio perché è pesante). [AA] 

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(5) 

Il Dr. Patrick Collins ha pubblicato per la prima volta la sua visione dell'industria del turismo spaziale nel 2030, nel 1999. Gli abbiamo chiesto una messa a punto della sua previsione,: pensa ancora che avremo hotel lunari nel 2030? Ecco la risposta di Patrick. [AA]

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ALTRI RIFERIMENTI

(6)

Dr. Patrick Q. Collins, 2004 - "Space Tourism: Recent Progress and Future Prospects" - Invited Paper Space Technology and Applications International Forum (STAIF-2004) 

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(7)

R Stockmans, P Collins & M Maita, 1995, "Demand for Space Tourism in America and Japan, and its Implications for Future Space Activities"

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(8)

Dr. Patrick Q. Collins, 1999 - "Space Activities, Space Tourism and Economic Growth" - 2nd International Symposium on Space Tourism, Bremen, April 21-23 1999 

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(9)

S Fawkes* and P Collins, 1999 - "Space Hotels: The Cruise Ship Analogy" - 2nd International Symposium on Space Tourism, Bremen, April 21-23 1999  

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(10)

Patrick Collins, Sunao Kuwahara, Tsuyoshi Nishimura & Takashi Fukuoka, 1998 - "Artificial-Gravity Swimming-Pool

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(11)

S Kuwahara, P Collins, T Fukuoka, T Nishimura & S Kuwahara, 1996, "Design and Construction of Zero-Gravity Gymnasium", Engineering Construction and Operations in Space V, American Society of Civil Engineers, in press.

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(12)

P Collins, T Fukuoka & T Nishimura, 2000, "Orbital Sports Stadium", Proceedings of Space 2000 

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[020.PP.TDF.2004 - 14.07.2004]