Newsletter TDF 1/2005

La Terra non è malata:    Lei è... incinta!  

Carissimi Coplanetari,

questa newsletter non ha mai rispettato scadenze di qualsivoglia natura. Ho sempre dato priorità assoluta all'avere qualcosa di importante da comunicare, senza mai cedere alla celebrazione fine a se stessa. Anche questa volta non avrei fatto eccezione, ed avrei aspettato, magari tra un mese, che fossero pronti gli articoli di TDF 1/2005. 

Ma quanto accaduto in Indonesia il 26 dicembre 2004 ha deciso altrimenti. Ho pensato che l'angolo di visuale neo-umanista può essere di qualche aiuto, nella valutazione di quanto accaduto e, soprattutto, nella impostazione di nuove visioni del mondo e nuove strategie, più rispondenti a questo tempo. E quindi eccomi qui, a cercare di dare un ordine logico alla ridda di pensieri sollevati dal Maremoto di Sumatra e dal conseguente Tsunami che ha colpito tutti i paesi che si affacciano sull'Oceano Indiano orientale.

Innanzitutto voglio esprimere la mia amicizia, vicinanza e solidarietà a tutte le popolazioni colpite dal disastro, ed in particolare a chiunque (sia residente in loco, sia turista) abbia perso persone care nel disastro. 

Da più parti si è parlato di evento epocale, senza precedenti, che porta dritto ad un concetto di umanità come un tutto unico. Abbiamo sentito considerazioni sull'atteggiamento dell'Occidente, avaro di aiuti, e su diverse contrapposizioni ideologiche: prevenzione vs. business, turismo etico vs. turismo sprecone, ecologismo vs. consumismo, carità vs. aiuti allo sviluppo. Si sono anche sentite critiche al militarismo, che convoglia enormi risorse su strategie di distruzione, anziché di protezione della vita e delle attività degli umani. E si sono sentiti richiami ad una filosofia dei valori, che vada oltre il freddo economicisimo di una politica che aveva celebrato, anzitempo, il funerale di tutte le ideologie. Per una volta, in ciò che ho letto e sentito sui media, sembra che scienza e tecnologia non siano state prese come bersaglio dei commenti degli opinionisti e dei politici. Ciò si deve senza alcun dubbio al riemergere con brutale ferocia di un avversario, la forza cieca della natura, che solo la nostra miope supponenza poteva farci credere vinto e degno della nostra condiscendente pietà. Ho sentito da più parti citare il Giappone, ed in parte anche l'emergente Cina, come esempio virtuoso ricerca ed applicazione di tecnologie e sistemi antisismici, capaci di proteggere concretamente la vita e le costruzioni, in una delle zone più sismiche del pianeta. 

Voglio appena accennare, di passata, alla sterilità ideologica di quanti contrappongono la prevenzione al business: si può fare business con la prevenzione, la sicurezza e l'affidabilità dei sistemi e delle strutture, come dimostrano il Giappone ed altre aree virtuose. Se il business ha come missione la tutela e la sicurezza della vita umana, perché demonizzare il business? Il problema (etico) è come estendere questo business (fra altri) ed i suoi benefici ad aree povere. Il problema (tecnologico) è come portare il business fuori dei confini del nostro pianeta madre, creando ecosistemi artificiali, sicuri, per noi e per gli umani a venire. Il business ci serve per lavorare e per sopravvivere: è ancora l'unico strumento di scambio disponibile, che può essere usato (come del resto tutti gli strumenti della nostra cultura), sia in modo etico che in modo non etico. Il secolo scorso ha visto diversi tentativi di superamento del mercato come paradigma sociale ed economico: finiti male, e comunque non riproponibili nella moderna società post-industriale. Da quei tentativi qualcosa però dovremmo avere imparato. Come ebbe a dire Amartya Sen in una intervista qualche anno fa, l'abolizione del mercato è un obiettivo velleitario e controproducente. Da perseguire è invece l'abolizione delle barriere commerciali e dei monopoli, che ancora impediscono ai poveri ed ai fuoricasta di entrare nel mercato e di intraprendere. Liberare il mercato, quindi, e liberare il business: opzioni che quasi coincidono 1:1 con l'esigenza di un'informazione oggettiva, libera da interessi e patronage vari, siano essi di natura burocratica che monopolistica.

Indubbiamente le catastrofi naturali, rispetto a quelle provocate dall'uomo (tipicamente le guerre), sono molto più inquietanti, specialmente quando spostano l'asse di rotazione del pianeta, e cancellano in poche ore intere popolazioni. Qualcosa che neppure la mente del peggior tiranno mai esistito potrebbe concepire. Ci vuole un tiranno fantascientifico: Dart Vader, con la sua Morte Nera, l'arma assoluta, dotata di un cannone laser capace di spaccare un pianeta e disperderlo in minuscoli pezzi nello spazio. Credo quindi si debba dar ragione a quanti hanno parlato di evento epocale, che ci porta a ragionare sulla condizione di estrema fragilità di noi Umani, abitanti la superficie di un pianetino nel bel mezzo del nulla.

Penso che in questi giorni siano molti i Terrestri che hanno formulato tale pensiero. Ci sono ovviamente modi molto diversi di reagire, a seconda delle diverse metafisiche, nichiliste ad un estremo del ventaglio, umaniste dall'altro capo. A me, umanista, la discussione sulla prevenzione fa ben sperare, se non si esaurirà velocemente, non appena placato il clamore intorno a quanto avvenuto. Il pericolo, indotto da eventi di questa portata, apparentemente incontrastabili, è che al clamore segua la depressione, sorella e madre del nichilismo: non c'è niente da fare, se il futuro del nostro pianeta prevede una intensificazione di fratture della crosta, non potremo fare altro che rassegnarci alla fine della nostra civiltà. Posso perfino prevedere l'emergere di movimenti simpatizzanti di una supposta "giustizia" (naturale o divina: fate un po' voi), che come nell'evento biblico della Torre di Babele, spazzi via o almeno confonda la nostra specie, vista come parassita avido e borioso, meritevole di un simile destino.

Personalmente desidero pormi da subito e decisamente in controtendenza, rispetto a qualsiasi posizione esplicitamente o implicitamente contraria alla difesa della mia specie e della Civiltà. Preferisco rischiare di apparire magari un po' irrispettoso, nei confronti delle persone che sono perite nel disastro, ed a tal proposito ribadisco il mio profondo rispetto per tutte le vittime del cataclisma. Aggiungo, in quanto neo-umanista, che è nostro dovere salvare ogni vita e la sua discendenza, perché il loro lavoro e/o le loro idee potrebbero essere preziose per risolvere alcuni dei problemi che dobbiamo affrontare. Ma voglio proporre subito una chiave di interpretazione, forse non meno preoccupante, tuttavia improntata alla speranza ed alla buona volontà, contro qualsiasi idea di rinuncia e di abbandono al fato naturale o divino. Varrà forse la pena di ricordare che, anche nelle parole di Gesù Cristo, si incoraggiano gli "uomini di buona volontà", il che non suggerisce certo di abbandonarsi in balia della natura e di sue presunte azioni moralizzatrici. 

A qualsiasi religione di morte, quale che sia l'aberrante metafisica che la propone – militarismo, religioni del sacrificio, della punizione o della vendetta, ecozismo, resti di ideologie collettiviste coercitive ormai superate dalla storia – dobbiamo opporre una religione della vita, cioè l'unione degli uomini e delle donne di buona volontà, che non si rassegnano alla fine dell'unica specie intelligente dell'universo conosciuto. Per condividere e sostenere tale religione non è necessario credere in un Essere Superiore, ma ovviamente ognuno deve restare libero, se vuole, di iconizzare la propria fede in Dei e Dee che simboleggino la vita, l'amore, la continuazione della nostra civiltà, la libertà, la ricerca di un'etica più alta nei nostri rapporti umani. 

Ed anche, perché no, una relazione più gentile con il resto della natura. Il che non significa rinunciare a lottare contro la natura per la nostra sopravvivenza, rinunciare a cibarci di altre specie (animali o vegetali), e neanche essere gentili per paura della sua vendetta: noi vogliamo essere gentili perché siamo umani, siamo intelligenti, e puntiamo eticamente molto più in alto, rispetto alla ferocia delle leggi naturali. 

Per i laici, e per tutti, ovviamente si tratta di ricordare costantemente e continuare l'opera delle figure del passato, uomini e donne, grandi e piccoli, famosi e sconosciuti, credenti, atei ed agnostici, che hanno creduto nel futuro del gener eumano, e contribuito al progresso culturale della nostra Civiltà. 

Dovrebbe nascere spontanea (ma non nasce, perché la nostra cultura ci porta a non vedere cose che sono lì evidenti davanti al nostro naso da secoli) la considerazione che, quanto prima stabiliremo colonie autosufficienti su almeno un altro corpo celeste, quanto prima dimezzeremo le possibilità di estinzione della nostra specie. Si veda anche, a questo proposito la mia "Risposta a James Van Allen sull'Astronautica", in cui discutevo proprio questi aspetti.

Ma ho recentemente trovato, sul web, una metafora stupenda, proposta da un filosofo statunitense: David Buth. Quello che è veramente sorprendente, è che un paio d'anni fa avevo formulato la stessa identica metafora. 

La Terra non è malata: è incinta!

Due anni fa avevo proposto un documento al congresso annuale della International Astronautic Federation, il cui titolo era: "Lady Earth, would you like to have a baby?". Il documento sviluppava proprio questo concetto: la nascita di una Baby Civiltà Solare, data alla luce dalla nostra Madre Terra, ingravidata dal progresso tecnologico e culturale della specie umana. Nel paper, ed in un mio libro ancora non pubblicato, si discute il ruolo della pressione, nel processo della gravidanza. La pressione cresce, ed è un processo pericoloso, che può portare ad un aborto disastroso, ed alla morte del bimbo e/o della madre. Però la pressione è utile, ed inevitabile, se si vuole che alla gravidanza segua un lieto evento. David Buth introduce alcune considerazioni di grande rilevanza, a proposito della coscienza della gravidanza, e della necessità di assistenza.

Osservazioni simili possiamo ritrovarle in un mio articolo del 2003 "Why not to hope (and work) for a miracle??": La Signora Civiltà Terrestre è incinta, e partorirà una piccola Civiltà Solare, ma nessuno si prende cura di questa gravidanza, così rischiamo l'aborto e lo shutdown del processo. Come in una gravidanza (o in una caldaia) la pressione sta crescendo (il numero di individui in un sistema chiuso). Se continuiamo a non riconoscere questo processo critico, e non cominciamo ad assisterlo ed a controllarlo (aprendo almeno una valvola, per cominciare a modularlo), la caldaia esploderà o (in caso contrario) avremo lo shutdown della pressione, con l'aborto del processo. Oggi potremmo anche dire che tale valvola esiste, ed è comparsa nel 2004, anno per tanti versi disastroso, che però ha visto anche qualche evento di enorme portata positiva. Si chiama SpaceShipOne, ed ha aperto la speranza di un accesso allo spazio a basso costo, finalmente accessibile ai privati imprenditori di buona volontà!

David Buth paragona la biosfera gravida all'ipotesi di Gaia, proposta dal Dr. Lovelock. Devo confessare che l'ipotesi di Gaia non mi ha mai attratto granchè, sinora, poiché utilizzata principalmente dal pensiero nichilista. Ovviamente nulla vieta di prendere da una teoria quanto di concettualmente positivo essa contiene. Poiché nelle nostre strategie politiche globalizzate la colonizzazione spaziale (assurdamente) è ancora considerata poco meno di un'opzione fra tante - un argomento di speculazione per studiosi un po' fanatici - la nostra biosfera si trova esattamente nelle condizioni di una donna gravida che non sa della propria gravidanza, e neppure che esistono i bambini. 

Dice Buth: una donna incinta sperimenta una crescita insostenibile nel suo addome, nei propri organi riproduttivi. Immaginate quanto sarebbe terrificante questo processo, se Lei non conoscesse la gravidanza. Similmente, la Terra sta esperimentando una crescita insostenibile della popolazione umana - quella che, nella nostra metafora, è il sistema riproduttivo della Madre Terra. Una donna incinta subisce mutamenti nella chimica del suo corpo. Similmente, la biosfera sta subendo mutamenti climatici e chimici, dell'aria e dell'acqua, a causa dell'inquinamento indotto dalle attività umane. 

La gravidanza e la nascita, prima dell'avvento della medicina moderna, potevano essere processi molto pericolosi per la donna. La morte della madre o del bambino erano una volta piuttosto comuni. Similmente, le arme nucleari, l'inquinamento, e gli altri problemi minacciano la civiltà (benchè la biosfera sia sopravvissuta a condizioni molto peggiori). Una signora coscienziosa tratta il proprio corpo con maggior cura durante la gravidanza - mangiando bene, dormendo molto, evitando fumo ed alcool, e si sottopone ad un appropriato monitoraggio medico. Le implicazioni per la Signora Terra sono ovvie, visto che non esistono dottori o ostetriche esperte! 

Nella metafora della Madre Terra, il compito dell'umanità è ovvio. Noi siamo qui per aiutare la Madre Terra a partorire. Noi siamo l'apparato riproduttivo, e parte di noi è il feto che sta crescendo. I dinosauri fallirono, dopo un lungo periodo di successo, perché una cometa o un asteroide, sembra, colpirono la Terra e li spazzarono via. In seguito si è evoluta una specie capace di volare nello spazio - e che è in grado di evitare lo stesso destino, espandendosi fuori della Terra. L'espansione dell'ambiente vitale di una specie è una strategia di sopravvivenza piuttosto frequente e ben riuscita. L'espansione nel sistema solare ed, in seguito, nella galassia, dovrebbe assicurare alla nostra specie un capitale di sopravvivenza sostanziale ed immenso. 

Ho voluto mettere i miei argomenti insieme a quelli proposti da David Buth, non per una sciocca vanteria, ma per sottolinearne la complementarietà, e soprattutto perché mi sembra straordinario che sia venuta in mente la stessa metafora a due persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza, e che non sono mai venuti in contatto prima! Voglio interpretarlo come una specie di segno del destino (la nostra storia ha visto altri miracoli, e si può dire che la nostra specie sia giunta fin qui per miracolo, quindi perché non dare valore anche a segni inequivocabilmente positivi?), o comunque come testimonianza del grande valore di questa metafora, rivolta al futuro ed alla speranza di sopravvivenza, per la nostra specie e la nostra Civiltà! Accanto al cordoglio per le vittime, insieme al nostro fare il possibile per aiutare le popolazioni colpite dalla rottura della faglia vicino a Sumatra, forse questo pensiero può aiutarci a scegliere una strategia attiva, di prevenzione, di assistenza, di accelerazione nello sviluppo della Space Economy. 

Si profila una nostra nascita, in molti sensi: una baby Società Solare, una civiltà più etica, una società capace di usare molto meglio le capacità ed i talenti di tutti i Terrestri: 

Alla Madre Terra sono iniziate le contrazioni, e si avvicinano le doglie del parto, trattiamola bene, ed aiutiamola a partorire!

Penso che siamo in grave ritardo. Dovremmo già avere almeno 20 anni di esperienza di vita e lavoro sulla Luna. Dovremmo essere molto più avanti, nella soluzione dei problemi principali del sostegno alla vita umana fuori della Terra: la gravità artificiale, per contrastare il decadimento osseo e muscolare; la difesa contro le radiazioni cosmiche; la generazione di ossigeno ed acqua; la coltivazione ed allevamento di cibo in ambienti completamente artificiali. Questo ritardo diventa sempre più grave: pensate se la Mamma ci spingesse fuori dal suo utero prima che noi si sia minimamente pronti a sopravvivere! È quindi estremamente urgente e di importanza vitale che questa visione di gravidanza e nascita si diffonda il più ampiamente possibile fra tutti i Terrestri di buona volontà: ognuno di noi può fare qualcosa.

Oggi, più che mai

Guardate in alto!

Adriano Autino

 

 

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L'indirizzo delle pagine curate da David Buth era sul sito della NASA: http://www.nas.nasa.gov/Services/Education/SpaceSettlement/Basics/wwwwh.html  

Ma le pagine sono misteriosamente scomparse nei primi giorni del 2005. Potete leggere la metafora di David qui.

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Un commento da Michael Martin-Smith, che ha rivisto la versione inglese di questa newsletter: 

Anche nel mio libro (Salto nello spazio - 1999, Tre Editori s.r.l.) si trova l'idea che, seguendo l'ipotesi di Gaia (vale a dire che la Terra e la biosfera hanno sostengono il loro sviluppo a vicenda) è logico considerare la biosfera della Terra come una specie di Madre; e la funzione delle Madri è la Procreazione. 

Dovremmo anche riflettere sul fatto che l'abilità di recupero dalla tragedia asiatica richiede il contributo dei paesi sviluppati e delle economie locali rivitalizzate. L'impostazione strategica di limitare la crescita nel nome dell'ecologia, come auspicato dal Trattato di Kyoto, si contrappone direttamente a questa possibilità. E suona perfino ironico, se si pensa che i proponenti della proposta di Kyoto non danno alcuna garanzia che (applicando il loro metodo) si possa rimandare il riscaldamento globale per più di qualche anno - anche presumendo che il riscaldamento globale siamo in grado di osservare (e questo non è scontato) sia tutto causato da attività umane. 

Sarebbe ironico se il mondo sacrificasse 150 miliardi di sterline l'anno, impoverendo così miliardi di persone, per avere poco o nessun effetto sul cambio di clima. Certamente dobbiamo ricercare fonti energetiche più efficienti e pulite, ma non certo indossare il cilicio ed autoflagellarci! Questo non aiuterebbe nessuno. 

Michael

[002.AA.TDF.2005 - 02.01.2005]