Alcuni precedenti per un diritto al viaggio spaziale costituzionalmente garantito

di Patrick Q. Collins

Come background alla proposta di una clausola costituzionale che garantisca il diritto ai viaggi spaziali sono utili le due seguenti dichiarazioni di funzionari del governo federale statunitense.

In un articolo dedicato ad una conferenza internazionale sul futuro delle relazioni transatlantiche militari nel settore spaziale (“The Future of Transatlantic Military Space Relations”), svoltasi l’11 ottobre 2004 presso il Royal United Services Institute for Defence and Security Studies (RUSI), [“Trans-Atlantic Military Space Cooperation Faces Hurdles”, Space News, Vol 15, No 41, p. 18], Peter deSelding ha citato varie dichiarazioni del generale Michael A. Hamel, all’epoca comandante della 14th Air Force, U.S. Air Force Space Command.

Nel suo discorso il generale Hamel aveva tra l’altro dichiarato: “Consideriamo lo spazio un bene comune dell’umanità. Gli oggetti spaziali sono considerati sovrani. Rispettiamo il principio della non-interferenza, ossia che non vi siano rivendicazioni sui corpi celesti e che non siano utilizzate nello spazio armi di distruzione di massa. Rispettiamo altresì il diritto di autodifesa. Gli Stati Uniti rispetteranno gli accordi internazionali sullo sfruttamento dello spazio.”

In un articolo più recente, “Non un bang, ma un pigolio” [“Not With a Bang, But a Whimper”, Space News, October 16, 2006, Vol 17, No 40, pp. 19-20], Theresa Hitchens – direttrice del Center for Defense Information presso il World Security Institute e autrice del testo “Future Security in Space: Charting a Cooperative Course” – esamina la nuova politica spaziale degli USA.

Hitchens sottolinea in particolare la maggiore enfasi conferita agli usi militari dello spazio rispetto alla precedente politica statunitense pubblicata nel 1996, ma cita anche la seguente frase della nuova politica: “Gli Stati Uniti considerano che i sistemi spaziali abbiano diritti di passaggio e di operazioni nello spazio senza interferenze” ed evidenzia che ciò rimane coerente con “... il diritto di passaggio nello spazio, la cui libertà è un caposaldo del Trattato sullo spazio del 1967 sottoscritto dagli Stati Uniti”.

È quindi chiaro che l’inserimento ufficiale del diritto umano dei singoli a viaggiare e spostarsi nello spazio nelle costituzioni scritte da noi proposte non è una violazione di diritti esistenti bensì un ripristino dello status quo da un punto di vista individuale. La nuova clausola non dovrebbe suscitare opposizioni, neanche tra i fautori del militarismo e dovrebbe essere accolta favorevolmente da tutti coloro che sono interessati a realizzare la massima libertà economica e sociale nell’ambito di un quadro giuridico equo.

Hitchens specifica anche che la politica del 1996 asseriva: “Gli Stati Uniti considerano i sistemi spaziali di ogni nazione come proprietà nazionale insieme al diritto di passaggio e di operazioni nello spazio senza interferenze.”

Il corpus giuridico nel settore spaziale elaborato durante la guerra fredda parte dal presupposto che tutte le attività spaziali siano di responsabilità del governo dello “stato che effettua il lancio” (una frase il cui significato permane tuttora controverso). A titolo di esempio, deSelding riferiva anche che ufficiali della U.S. Air Force alla conferenza del 2004 “... avevano ribadito il loro impegno a rispettare il diritto di tutte le nazioni ad avere libero accesso allo spazio.”

Per giungere ad una situazione dove i viaggi spaziali siano liberamente disponibili come quelli aerei, sembra auspicabile limitare opportunamente questa responsabilità del governo per tutti i voli spaziali. La soppressione del riferimento alla “proprietà nazionale” si configura quindi come un passo positivo, per lo meno in linea di massima.

Vorrei infine aggiungere che, come Europeo, spero che l’UE sia la prima organizzazione ad includere i termini proposti nella sua Costituzione (nell’ipotesi che sia elaborato e approvato un progetto soddisfacente). Ciò stabilirebbe un precedente altamente auspicabile e visibile nel settore dello sviluppo spaziale che è essenziale per conseguire e mantenere un futuro pacifico per la razza umana. Il passo seguente sarebbe l’inclusione di un emendamento nella Dichiarazione universale dei diritti umani!

FIRMA PER IL DIRITTO AL VOLO SPAZIALE

[traduzione dall'Inglese a cura di Adelia Bertetto]

[020.PC.TDF.2006 - 11.11.2006]