In memoria di Joe Zawinul

di A. Autino

 

 

 

L’11 settembre 2007 si è spento, all’età di 75 anni, Joe Zawinul, uno dei musicisti che più hanno contribuito all’innovazione musicale, nella seconda metà del secolo scorso e nei primi anni del nuovo millennio. Era malato di cancro da tempo ed era ricoverato dal 5 agosto.

 

Insieme a Wayne Shorter (sax) ed a Jaco Pastorius (basso) – un altro grande innovatore purtroppo scomparso prematuramente – Joe è stato l’anima dei Weather Report, il gruppo che fece della fusion un vero genere musicale, cui si deve il grande merito di reintrodurre nel jazz l’invenzione melodica, e le ritmiche più moderne (di derivazione rock), dopo il relativo manierismo ritmico-armonico e l’improvvisazione basata principalmente su pattern, del periodo tardo-bebop.

Joe Zawinul, di origini zingare ungheresi, ceche e rom, non ha mai smesso di ricercare spunti melodico-ritmici nelle musiche tradizionali delle sue terre d’origine, ed anche più ad est, tra le regioni del Caucaso, Pakistan, India. Una delle collaborazioni più prolifiche ed intense della sua ultima stagione è stata quella intrecciata con Trilok Gurtu, un percussionista pakistano. Del duo Zawinul-Gurtu ci restano alcune splendide video-registrazioni dal festival di Umbria-Jazz.

 

Per avere un’idea della grande e continua spinta innovativa di Joe Zawinul, credo si debba sapere che Joe si era fatto costruire una tastiera inversa, cioè con i bassi a destra e gli alti a sinistra. Aveva infatti una vera ossessione per la ricerca continua di frasi musicali originali. Sapeva benissimo che tutti i musicisti jazz finiscono col ripetere alcune frasi preferite, e questo sopravvento dell’abitutine finisce con l’impoverire l’inventiva dell’improvvisazione. Suonare una tastiera inversa creava quindi quel tanto di difficoltà che lo costringeva ad inventare percorsi musicali nuovi.

Grande Joe… ti ricordo con i tuoi baffi ed la tua caratteristica berretta di lana multicolore, mentre canti nel sintetizzatore, insieme alle tue tastiere magiche.

La tua musica la porteremo ovunque. Certo è una musica buona per questo secolo, e potremo ascoltarla e magari suonarla su, nelle nostre nuove case sulla Luna. E forse qualche minatore asteroideo l’avrà in cuffia, un giorno, mentre manovra la sua trivellatrice.

Wikipedia

Il Corriere

La Stampa

[022.AA.TDF.2007 - 23.12.2007]